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13/06/2013
Il sovraccarico funzionale: un problema della pratica sportiva
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TRENTO: Esistono delle “malattie” da sport? Sì. Oltre agli infortuni (traumi, distorsioni, fratture),
esistono problematiche di salute legate in modo stretto alla pratica sportiva in se stessa: le
patologie da sovraccarico funzionale, la cui espressione più comune sono le tendiniti. Esse
rappresentano il 50 % di tutte le lesioni sportive.


E' questione di microtraumi
Il sovraccarico ha diversi volti e per definizione è un problema funzionale: la ripetizione esasperata
(intensità) e continua (frequenza) nel tempo di alcuni gesti sportivi può comportare la comparsa di
patologie specifiche dovute allo sport.
La genesi del problema (ancora non completamente chiarita nonostante gli studi scientifici e
biomeccanici) è legata ai microtraumatismi: l'azione traumatica, accumulata nel corso degli
allenamenti o delle gare, produce nei tessuti un processo difensivo, e successivamente riparativo,
che prende il nome di infiammazione.
Le strutture più colpite sono quelle tendinee, soprattutto nel loro punto di collegamento con il
tessuto osseo, le cartilagini articolari e l'osso. La funzione dei tendini è quella di collegare il
muscolo all'osso e di trasmettere allo scheletro, grazie ad una deformazione elastica, le forze
prodotte dalle contrazioni muscolari ammortizzandone gli effetti.


Cause e concause
Molteplici possono essere i fattori che concorrono all'insorgere del problema: età inadeguata,
caratteristiche e condizioni fisiche inadeguate, disciplina inadeguata, allenamento inadeguato per
quantità e/o per qualità, terreno ed attrezzature inadeguata.
Due sono in ogni caso i fattori casuali diretti e sono strettamente correlati al gesto tecnico:
l'intensità del carico e la sua frequenza, sia all'interno della singola seduta di allenamento che nel
ciclo dei vari allenamenti.
Concause intrinseche possono essere i difetti di assialità di un arto o di un segmento scheletrico
(cifosi o scoliosi del rachide, ginocchio varo o valgo, piede piatto o cavo, pronato o supinato) e le
dismetrie degli arti inferiori, ovvero le differenze di lunghezza pari ad almeno 10 -15 mm, che
possono portare ad una non corretta distribuzione del carico con conseguenti possibili
tendinopatie a vari livelli. Determinanti possono risultare gli squilibri muscolari fra gruppi di
muscoli flessori ed estensori. La comparsa dei fenomeni di sovraccarico è più frequente negli atleti
"maturi" sia per fenomeni di sommazione in relazione alla durata della carriera sportiva, sia perché
con l'età le strutture inserzionali sono meno resistenti ai carichi ripetuti ed hanno minore capacità
di recupero.
Concause estrinseche sono da ricercarsi negli allenamenti eseguiti in modo non corretto: carichi
non bilanciati, errata periodizzazione, periodi di recupero insufficienti, esercizi con sovraccarico
(pesi) inappropriato. Materiale di piste e palestre o troppo rigidi o troppo elastici, terreni troppo
pesanti in inverno o troppo secchi in estate, calzature non adatte, in assoluto o relativamente alla
morfologia dell'atleta, sono altre concause estrinseche.


Diagnosi e terapia
Il sintomo classico è il dolore lungo il tendine, dapprima durante l'esecuzione ripetuta del gesto
sportivo, poi nei gesti quotidiani ed infine, se non si interviene, anche a riposo. Classico è il dolore
in 3 tempi: presente nei primi movimenti, scompare con il riscaldamento, ricompare a freddo dopo
l'allenamento. Il secondo tempo, con il peggiorare del problema, si accorcia sempre più.
Una corretta diagnosi si basa su una visita specialistica supportata da un'attenta anamnesi (il
racconto dell'evoluzione del dolore è fondamentale) e da un'analisi biomeccanica del gesto e dei
carichi di lavoro cui è sottoposto l'atleta. Un'accurata visita corredata eventualmente da tecniche
diagnostiche appropriate (ecografia, TAC, RMN) aiuta a definire il quadro con certezza.


Classificazione
E' possibile una classificazione in base alle strutture interessate: tendinopatie (peritendiniti,
tendinosi, tenosinoviti ipertrofiche, tendinopatie inserzionali, rotture sottocutanee), patologie
cartilaginee (erosione delle cartilagini articolari, artrosi, osteocondrosi), patologie ossee (fratture
da "stress"), ma anche in base alla sede di lesione.
Alcuni distretti interessano particolarmente anche l'orientista. A livello del ginocchio può insorgere
la tendinopatia rotulea e del quadricipite i cui fattori intrinseci sono maleallineamento della rotula,
rigidità muscolare del quadricipite e del bicipite femorale. Può associarsi con la condrite (o
condropatia) femoro-rotulea che interessa la cartilagine, ovvero la superficie di rivestimento delle
ossa, che tende ad usurarsi nel sovraccarico. La sindrome della bandeletta ileo-tibiale interessa la
regione laterale del ginocchio, nella cui flesso-estensione possono verificarsi degli sfregamenti tra
la sua superficie profonda del tendine ed il condilo femorale esterno sottostante, favoriti da un
accentuato varismo del ginocchio.
Impegnativa è la tendinopatia achillea con dolore o lungo il tendine, con un ispessimento più o
meno esteso avvertibile alla palpazione, o a livello inserzionale, ovvero nella parte posteriore del
calcagno. Carichi di allenamento, conformazione del piede, calzature inadatte possono essere
fattori causali determinanti. La fascite plantare (“tallonite”) è problema più frequente nei soggetti
con piede cavo (donne) ed in sovrappeso, ma soprattutto in quanti fanno sport su terreni poco
elastici ed è favorita da una ridotta flessibilità dell'achilleo.


La prevenzione è la prima e principale terapia
Molti elementi contribuiscono ad una efficace prevenzione: buone condizioni generali, regolarità
nell'attività fisica, poca improvvisazione, eventuale visita preventiva, programmazione
dell'allenamento (per quantità e qualità), rispetto dei tempi di recupero, stretching, corretto
riscaldamento e defaticamento, correzione degli errori posturali e di esecuzione dei gesti tecnici
specifici, potenziamento della muscolatura agonista ed antagonista, taping, terreni, condizioni,
materiali e calzature adatti.
Una volta che il problema è insorto e la diagnosi è certa, terapie efficaci per il trattamento (oltre al
riposo) possono essere: esercizi di stretching e bilanciamento agonisti / antagonisti, terapie
manuali (esercizi in catena cinetica chiusa o con elastici, propriocettività, mobilizzazione,
massaggio trasverso profondo, neurotaping), ginnastica isocinetica (su macchina isocinetica in
acqua) e idrokinesiterapia, somministrazione di farmaci antiinfiammatori non steroidei o steroidei,
ovvero cortisonici (anche intrarticolari), crioterapia (ghiaccio), tecarterapia, laserterapia,
ultrasuonoterapia, correnti antalgiche, elettrostimolazione.azione.

Paolo Crepaz, Medico Sportivo Federale Fiso

PARTNER UFFICIALI FISO