26 marzo 2007
Orvieto, un pullman al traguardo
Davide Pecora

 

 

Il racconto dell’AOK, giovane società campana, alla prima esperienza in una gara nazionale!

 

 

Marco, Leopoldo ed Andrea  hanno sentito parlare di bussole e cartine per la prima volta a novembre del 2006 quando si sono iscritti al corso scolastico; la curiosità li ha spinti a frequentare gli incontri iniziali. Poi le uscite tra le viuzze del centro storico, l’entusiasmo, il sorriso, il chilometro sforzo ed il significato della simbologia IOF.

Hanno iniziato così i tre giovanissimi orientisti dell’ “Agropoli Orienteering Klubb”, neonata associazione sportiva dilettantistica. Sono le 18.00 e dovrei finire la lezione, ma vado oltre, fino alle 18:30; senza rammarico perché non è tempo perso, anzi.

 

 

Enzo, Giovanni, Antonio e Florinda sono quattro colleghi insegnanti. Conosciuti in ambiente di lavoro, prima coinvolti come cronometristi nelle gare d’istituto, poi frequentanti il corso per capirci qualcosa. Ora atleti.

Rinunciano spesso alla pasta al forno della domenica, dormono male pensando come “girare” la carta quando si cambia direzione di marcia;  prendono l’auto per andare a comprare il nastro trasparente ed il pennarello indelebile.

 

 

Poi ci siamo noi: io e Gino. Parecchie “zappe sul fuoco” entrambi. Lui alle prese con la casa in campagna, i progetti scolastici , Giammarco e Giuseppe ancora da accudire. Io mi divido tra insegnamento ed imprenditoria notturna; il New Carrubo è una discoteca estiva che dà lavoro ad una cinquantina di persone. Ricordate Adolfo Celi nel film “Amici miei” che, nei panni del chirurgo, interrompe l’intervento dopo aver ricevuto la telefonata di convocazione dai suoi compagni? Quando c’è di mezzo l’orienteering noi due ci comportiamo più o meno come lui.

 

Nove atleti, pronti ad indossare per la prima volta le tute sociali dell’AOK, disposti ad affrontare un viaggio di diverse ore per un’emozione di poche decine di minuti. Ma prima di gareggiare una vittoria è già acquisita: nella storia di questo sport non era mai successo che una società campana partecipasse ad una competizione di orienteering fuori regione con un numero così alto di atleti.

 

 

Il pozzo di S.Patrizio ad Orvieto ed il birillo rosso sul biliardo del bar centrale a Foligno si contendono da sempre il vanto di essere il centro esatto del nostro stivale; l’argomento suscita curiosità e così decidiamo di andare a verificare “sul campo”.

La prima tappa del Trofeo Nazionale Centri storici è da quelle parti: tutti ad Orvieto dunque!

 

 

E’ una levataccia: partenza alle 4:30 da Agropoli, ma c’è Enzo che ha già fatto un’ora di auto provenendo da Marina di Camerota. Antonio è a solo mezz’ora, come Gino. Poi ci sono loro, i genitori, che pur di accontentare i propri ragazzi fanno finta di interessarsi al regolamento tecnico e di essere ottimisti sulle condizioni meteo della giornata.

 

La notizia del posticipo alle 11.00 della prima partenza in gara ha tranquillizzato tutti e cosi’ ci permettiamo anche la sosta in autogrill: provvidenziale! Tra un riposino ed una battuta, sotto una pioggia incessante, si arriva alle 9.30 a destinazione. Per via dell’ora legale - già anche quella! -sembra più presto e quando ci incamminiamo per il ritrovo, la carta in mano se la contendono i ragazzi: una sorta di riscaldamento tecnico prima di cimentarsi con il cronometro.

 

 

I minuti passano. Nello spogliatoio distribuisco i pettorali, le si-card e le descrizioni dei punti di controllo: la domandina sul simbolo IOF la ricevo anche da chi dovrebbe sapere tutto, ma ormai è un tic nervoso prima della gara, lo so e rispondo garbatamente. Intanto i genitori assistono incuriositi ai preparativi dimenticandosi che Orvieto è una cittadina turistica e che nel frattempo ha smesso di piovere.

Siamo pronti.

 

 

La mia partenza è al minuto quarantuno ed inizio il riscaldamento: mi affianca prematuramente Andrea, il più piccolo del gruppo, che a partire è invece tra gli ultimi. Gli dico di ritornare negli spogliatoi e lui obbedisce; ma dopo pochi minuti mi è di nuovo vicino con le domande sul come e sul quando la cui risposta è sempre la stessa; l’ansia della gara è uguale nei ragazzini come negli adulti e per questo vado anch’io a rileggermi sulla griglia.

 

Gli attimi prima del via li dedico a me stesso e quando prendo la carta in mano so che i successivi trenta o quaranta minuti potrebbero influire sulla mia reputazione tecnica ed evitare chiarimenti imbarazzanti ai genitori. Nelle mie condizioni psicologiche è anche Gino. Via! La concentrazione ora è massima. Potrebbe andare meglio se non fosse per quel ritardo ingiustificato del bip del controllo elettronico: mi innervosisce per ben 25 volte e mi fa trepidare fino al traguardo. Qualche esitazione ed un paio di sbavature non riesco ad evitarle e purtroppo perdo il podio per poco più di un minuto. La gara non è perfetta, ma le punzonature sono corrette e riesco ad abbozzare un sorriso.

 

 

L’attenzione è ora sul resto della squadra. Gli atleti dell’AOK mi vengono incontro con le cartine in mano e faccio fatica a sentire tutti. Diplomaticamente rispondo che sono stati bravi e che nella prima gara non è importante il risultato. Sembrano soddisfatti i ragazzi, ma uno in particolare vuole sentirmi dire che è stato più bravo.

 

 

Marco riferisce che a partire era ultimo della sua categoria e che il suo tempo, fino a quel momento, era il migliore. Per chi conosce il meccanismo delle classifiche orientistiche non esita ad intuire che, nella questione, il tempo impiegato non poteva essere migliorato da nessuno.

Marco è primo!

 

 

Si, Marco,13 anni, ha vinto la categoria Open di una gara nazionale lasciandosi alle spalle alcuni professori, un ingegnere e chissà chi ancora. Congratulazioni! Sale sul podio, è lucido al punto di correggere chi lo presenta sbagliando il nome e la provenienza. Alza al cielo la bottiglia di olio extra-vergine che in quel momento sembra la coppa dei campioni; in platea tutti applaudono quel ragazzino esile che ha battuto tutti.

 

 

Siamo pronti per andar via contenti, ma qualcosa accade che ci rende euforici. Ci sono le premiazioni per le società che hanno totalizzato più punti. Al terzo posto l’AOK; il presentatore si rammarica pensando che fossimo già partiti, ma viene corretto immediatamente dall’attenzione di tutti gli orientisti che indicano la nostra gioia. Questa volta la coppa è coppa…e che coppa!

 

 

 

 

 

Tra le strade di Orvieto Andrea, Marco, Leopoldo la stringono a sei mani inneggiando al grido di “Campioni”. Riceviamo i complimenti da Manuela, Roberto ed altri orientisti. Alessio Tenani, Emiliano Corona e Massimo Bianchi si prestano per una foto con i nostri ragazzi: i campioni di sempre ed i campioni di quel momento.

 

 

 

 

E’ stato tutto bellissimo.

Ma già pensiamo alla prossima gara!

 

 

    

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