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Il
racconto dell’AOK, giovane società campana, alla
prima esperienza in una gara nazionale!

Marco, Leopoldo ed Andrea hanno sentito parlare
di bussole e cartine per la prima volta a
novembre del 2006 quando si sono iscritti al
corso scolastico; la curiosità li ha spinti a
frequentare gli incontri iniziali. Poi le uscite
tra le viuzze del centro storico, l’entusiasmo,
il sorriso, il chilometro sforzo ed il
significato della simbologia IOF.
Hanno iniziato così i tre giovanissimi
orientisti dell’ “Agropoli Orienteering Klubb”,
neonata associazione sportiva dilettantistica.
Sono le 18.00 e dovrei finire la lezione, ma
vado oltre, fino alle 18:30; senza rammarico
perché non è tempo perso, anzi.
Enzo, Giovanni, Antonio e Florinda sono quattro
colleghi insegnanti. Conosciuti in ambiente di
lavoro, prima coinvolti come cronometristi nelle
gare d’istituto, poi frequentanti il corso per
capirci qualcosa. Ora atleti.
Rinunciano spesso alla pasta al forno della
domenica, dormono male pensando come “girare” la
carta quando si cambia direzione di marcia;
prendono l’auto per andare a comprare il nastro
trasparente ed il pennarello indelebile.

Poi ci siamo noi: io e Gino. Parecchie “zappe
sul fuoco” entrambi. Lui alle prese con la casa
in campagna, i progetti scolastici , Giammarco e
Giuseppe ancora da accudire. Io mi divido tra
insegnamento ed imprenditoria notturna; il New
Carrubo è una discoteca estiva che dà lavoro ad
una cinquantina di persone. Ricordate Adolfo
Celi nel film “Amici miei” che, nei panni del
chirurgo, interrompe l’intervento dopo aver
ricevuto la telefonata di convocazione dai suoi
compagni? Quando c’è di mezzo l’orienteering noi
due ci comportiamo più o meno come lui.
Nove atleti, pronti ad indossare per la prima
volta le tute sociali dell’AOK, disposti ad
affrontare un viaggio di diverse ore per
un’emozione di poche decine di minuti. Ma prima
di gareggiare una vittoria è già acquisita:
nella storia di questo sport non era mai
successo che una società campana partecipasse ad
una competizione di orienteering fuori regione
con un numero così alto di atleti.

Il
pozzo di S.Patrizio ad Orvieto ed il birillo
rosso sul biliardo del bar centrale a Foligno si
contendono da sempre il vanto di essere il
centro esatto del nostro stivale; l’argomento
suscita curiosità e così decidiamo di andare a
verificare “sul campo”.
La
prima tappa del Trofeo Nazionale Centri storici
è da quelle parti: tutti ad Orvieto dunque!

E’
una levataccia: partenza alle 4:30 da Agropoli,
ma c’è Enzo che ha già fatto un’ora di auto
provenendo da Marina di Camerota. Antonio è a
solo mezz’ora, come Gino. Poi ci sono loro, i
genitori, che pur di accontentare i propri
ragazzi fanno finta di interessarsi al
regolamento tecnico e di essere ottimisti sulle
condizioni meteo della giornata.
La
notizia del posticipo alle 11.00 della prima
partenza in gara ha tranquillizzato tutti e
cosi’ ci permettiamo anche la sosta in
autogrill: provvidenziale! Tra un riposino ed
una battuta, sotto una pioggia incessante, si
arriva alle 9.30 a destinazione. Per via
dell’ora legale - già anche quella! -sembra più
presto e quando ci incamminiamo per il ritrovo,
la carta in mano se la contendono i ragazzi: una
sorta di riscaldamento tecnico prima di
cimentarsi con il cronometro.

I
minuti passano. Nello spogliatoio distribuisco i
pettorali, le si-card e le descrizioni dei punti
di controllo: la domandina sul simbolo IOF la
ricevo anche da chi dovrebbe sapere tutto, ma
ormai è un tic nervoso prima della gara, lo so e
rispondo garbatamente. Intanto i genitori
assistono incuriositi ai preparativi
dimenticandosi che Orvieto è una cittadina
turistica e che nel frattempo ha smesso di
piovere.
Siamo pronti.

La
mia partenza è al minuto quarantuno ed inizio il
riscaldamento: mi affianca prematuramente
Andrea, il più piccolo del gruppo, che a partire
è invece tra gli ultimi. Gli dico di ritornare
negli spogliatoi e lui obbedisce; ma dopo pochi
minuti mi è di nuovo vicino con le domande sul
come e sul quando la cui risposta è sempre la
stessa; l’ansia della gara è uguale nei
ragazzini come negli adulti e per questo vado
anch’io a rileggermi sulla griglia.
Gli attimi prima del via li dedico a me stesso e
quando prendo la carta in mano so che i
successivi trenta o quaranta minuti potrebbero
influire sulla mia reputazione tecnica ed
evitare chiarimenti imbarazzanti ai genitori.
Nelle mie condizioni psicologiche è anche Gino.
Via! La concentrazione ora è massima. Potrebbe
andare meglio se non fosse per quel ritardo
ingiustificato del bip del controllo
elettronico: mi innervosisce per ben 25 volte e
mi fa trepidare fino al traguardo. Qualche
esitazione ed un paio di sbavature non riesco ad
evitarle e purtroppo perdo il podio per poco più
di un minuto. La gara non è perfetta, ma le
punzonature sono corrette e riesco ad abbozzare
un sorriso.

L’attenzione è ora sul resto della squadra. Gli
atleti dell’AOK mi vengono incontro con le
cartine in mano e faccio fatica a sentire tutti.
Diplomaticamente rispondo che sono stati bravi e
che nella prima gara non è importante il
risultato. Sembrano soddisfatti i ragazzi, ma
uno in particolare vuole sentirmi dire che è
stato più bravo.

Marco riferisce che a partire era ultimo della
sua categoria e che il suo tempo, fino a quel
momento, era il migliore. Per chi conosce il
meccanismo delle classifiche orientistiche non
esita ad intuire che, nella questione, il tempo
impiegato non poteva essere migliorato da
nessuno.
Marco è primo!

Si, Marco,13 anni, ha vinto la categoria Open di
una gara nazionale lasciandosi alle spalle
alcuni professori, un ingegnere e chissà chi
ancora. Congratulazioni! Sale sul podio, è
lucido al punto di correggere chi lo presenta
sbagliando il nome e la provenienza. Alza al
cielo la bottiglia di olio extra-vergine che in
quel momento sembra la coppa dei campioni; in
platea tutti applaudono quel ragazzino esile che
ha battuto tutti.

Siamo pronti per andar via contenti, ma qualcosa
accade che ci rende euforici. Ci sono le
premiazioni per le società che hanno totalizzato
più punti. Al terzo posto l’AOK; il presentatore
si rammarica pensando che fossimo già partiti,
ma viene corretto immediatamente dall’attenzione
di tutti gli orientisti che indicano la nostra
gioia. Questa volta la coppa è coppa…e che
coppa!




Tra le strade di Orvieto Andrea, Marco, Leopoldo
la stringono a sei mani inneggiando al grido di
“Campioni”. Riceviamo i complimenti da Manuela,
Roberto ed altri orientisti. Alessio Tenani,
Emiliano Corona e Massimo Bianchi si prestano
per una foto con i nostri ragazzi: i campioni di
sempre ed i campioni di quel momento.



E’
stato tutto bellissimo.
Ma
già pensiamo alla prossima gara!
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